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Rassegna Stampa |
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La Guida del Sole 24 Ore al |
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“Il coaching è lo strumento più nuovo per migliorare la qualità del management, realizzare cambiamenti strategici, motivare e trattenere i leader del domani; è anche opportunità individuale per arricchire le proprie capacità relazionali e per evolvere sé stessi.” La prefazione di Gianluca Spina riassume con grande efficacia il contenuto del testo di Silvia e Maurizio, due esperti di coaching di lunga data. In questo libro c’è tutto ciò che occorre per comprendere il coaching, come si svolge, come si applica, quali competenze vanno affinate, in quali contesti rende meglio, quali risultati produce. E’ tutto qui. I temi che personalmente trovo più interessanti sono l’ascolto, le domande, il feedback: tre elementi riconoscibili che, se ben associati, offrono energia da vendere. Tanto più si ascolta ponendo domande che rendano la situazione nitida per entrambi (coach – o manager coach – e coachee – o collaboratore), meglio si potrà offrire un feedback azzeccato, lo specchio in cui l’altro si riconosce come appare all’esterno di sé. Altro argomento da sottolineare è il “cambiamento”, una situazione a cui non possiamo più sottrarci. Dare ai coachee gli elementi per accogliere il mutare degli eventi, anziché subirlo, addirittura provocarlo quando occorre, è un beneficio che da solo vale tutto un percorso. Casi reali, raccontati con semplicità e immediatezza; dimostrano che, dove il coaching viene applicato con il corretto coinvolgimento motivante, il cambiamento è credibile e puntuale. Casi condivisibili, dove ci si riconosce per via di situazioni simili vissute o partecipate; ci si rende conto di esplorare una modalità possibile, nulla di troppo lontano da ciò che “quasi” sappiamo fare senza averlo mai sistematizzato, né messo in sequenza, neppure analizzato. Basta partire con le idee chiare, seguire le fasi suggerite con opportuna determinazione e dichiararsi obiettivi raggiungibili, anzi “s.m.a.r.t.” (la soluzione è a pag. 115) Parecchie pagine sul team coaching completano il manuale e permettono di allargare la propria sfera di consulenza ai gruppi, oltre che al singolo, aggiungendo competenze a quelle già acquisite. Come disse Henry Ford: “Essere insieme è solo l’inizio, stare insieme significa progresso, lavorare insieme porta al successo”. Le aziende insistono su obiettivi di questo genere, ma di risultati se ne vedono pochi. Che il team coaching sia la soluzione migliore? Dedicato a: |
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LAVORARE CON IL CUORE |
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Un modo insolito di parlare di coaching, il coraggio di raccontarlo attraverso una storia vera, quella di un manager e del suo coach. Questo è il succo di “Lavorare con il cuore”, romanzo ambientato in una delle tante aziende che incontriamo, i cui protagonisti, così come le comparse, sono i colleghi con cui condividiamo le tante ore della nostra giornata lavorativa. Ci si rispecchia, in questo racconto, ci si riconosce, si comprende che la nostra storia è la storia di molti, che non siamo poi così isolati nel mondo professionale che ci accoglie, e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a migliorarlo. Entriamo in azienda, all’inizio della nostra carriera manageriale, con lo stereotipo del capo già bello incrostato nella nostra testa. Chissà chi, chissà quando, ci hanno inculcato il concetto che il capo, per farsi obbedire, deve essere impermeabile alle emozioni; e così noi lo abbiamo imitato. La storia di Alessandro, leader tosto e potente, e dei suoi collaboratori, persone di evidente coraggio emotivo, propone un mondo professionale migliore, dove l’attenzione al sentire altrui ha importanza, anzi, permette di ottenere risultati di forte coinvolgimento. Dalle prime battute emerge il filo conduttore della storia – la schiettezza, la sincerità, l’apertura agli altri – che accompagna alla lettura di una situazione che potrebbe tranquillamente essere la nostra. Da qui, la curiosità di andare oltre, la voglia di comprendere le emozioni descritte e di confrontarle con quelle provate. E’ come sbirciare dal buco della serratura un intero percorso di coaching, dal difficile avvio, all’immediata sintonia, alla seguente complicità e affidamento, fino alla sua soddisfatta conclusione. Finisce bene, questa storia: allora possiamo concludere che ogni percorso di coaching ha risultati positivi? No di certo! Talvolta è più faticoso, il cliente è più distratto, si impegna meno; il coach è meno esperto, non tiene le fila, è troppo permissivo. Ogni situazione è diversa. Ma intanto, qui ne abbiamo una, esplorata nei minimi dettagli. A beneficio di chi? Il manager si riconosce e comprende che le proprie emozioni possono appartenere anche ad altri, che è possibile raggiungere quei risultati di eccellenza di cui ci riempiono la testa senza consegnarcene la formula magica, che il proprio cambiamento può avere un valore anche quando ci sentiamo la classica goccia nel classico mare. Inoltre, permette di capire a fondo il significato di coaching, disciplina riconosciuta ma non ancora di comune comprensione. L’azienda (nelle diverse individualità che ne detengono il potere) ottiene la risposta alla domanda ricorrente: come si misura un intervento di coaching? E ciò le è sufficiente per far pendere l’ago della bilancia verso la decisione più profittevole, sia dal punto di vista economico che dell’ottimizzazione relazionale. Ottima occasione di apprendimento per i coach: Silvia Tassarotti mette generosamente a disposizione il suo vissuto, ancorché romanzato ed accelerato, per trasmettere e rendere concreti elementi ricorrenti ed esperienze quotidiane. Cosa succede davvero in una sessione di coaching? Durante l’esperienza formativa il coach assiste a sessioni simulate, di solito concentrate in pochi minuti e riproposte e spiegate usando la tecnica della moviola (fermo la situazione, la commento, riprendo ad agire facendo finta che alcuni presupposti siano già concordati). In seguito il coach comincia ad agire cercando di esprimere ciò che ha visto e provato, cercando di analizzare a fine sessione ciò che ha ben funzionato, talvolta senza riuscire ad inquadrare perfettamente ciò che non ha prodotto risultati o ciò che ha innescato stati d’animo sgraditi. Solo l’esperienza continua, l’autocritica sincera, la supervisione, possono davvero aiutare il professionista a migliorare il proprio stile di coaching e a diventare eccellente. Ed ora c’è anche un racconto che permette di scorrere un intero percorso di coaching – non solo una sessione simulata – imparando passo passo. Tra l’altro la storia è costellata di intervalli che spiegano, approfondiscono, insegnano, propongono esercizi. Cosa chiedere di più? . |
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Il leitmotiv, il tema ricorrente di questo manuale "imparare a decidere". Destreggiarsi nelle fasi di cambiamento ricorrente che accompagnano l'evoluzione del manager, significa prendere le decisioni piu’ adeguate al momento, alla situazione, all'evento che si incontra. Occorre farlo presto, occorre farlo bene. |
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